Esperienza nelle telefonate:
“Mi presento con nome e cognome e dico che sono una volontaria dell’A.D.O.D, facendo sapere di essere a conoscenza dell’avviso cartaceo ricevuto da parte loro in merito ad una nostra futura chiamata. Poi fin dalle primissime parole, ma soprattutto dal tono di voce, e tanti altri segnali difficili da incasellare o catalogare, secondo me si capisce come si snoderà la telefonata e quali sono gli argomenti da toccare e quali da evitare. Comunque chiedo sempre come si sente la persona interpellata, e dicendo “mi sembra di capire che…”
Devo dire che praticamente nella totalità dei casi, anche se a livelli diversi, anche perché sicuramente dipende dalle caratteristiche individuali, i riscontri sono sempre molto positivi e sovente si riesce anche a scherzare. A volte si capisce che dall’altra parte si vorrebbe un rapporto più continuativo ed individuale, ma in questo caso dico che siamo tante e comunque il riferimento è l’A.D.O.D., che la farà sempre sentire accompagnata (e quindi rinnovo l’invito ad andare ad informarsi sul sito).”
“Esperienza che giudico positiva; le persone, nel mio caso sempre donne, sono state contente del contatto, in particolare quelle d’età più avanzata.
L’interessamento da parte dell’Associazione (di qualcuno) in un momento di difficoltà è sempre gradito… In alcuni casi la Signora ha chiacchierato un po’ di più, in altri ovviamente di meno, in dipendenza dalla circostanza.
Se la persona chiede: “Richiamando questo numero, ritrovo lei?” Basta ribadire che è una singola telefonata per informare sull’Associazione e poi se la paziente vuole essere richiamata si può fare, ma l’operatrice potrà cambiare a seconda di chi sarà di turno.
Nel caso in cui emergesse un significativo disagio psicologico durante la telefonata, si può informare la paziente del servizio di psico-oncologia, presente sul territorio, per poter ricevere supporto psicologico e trattamento psicoterapeutico tramite la figura dello Psico-oncologo ospedaliero. Presso le Sedi Aziendali sono disponibili i volantini del servizio di psico-oncologia con i vari contatti. Questi sono anche reperibili qui alla voce: Progetti/Sostegno psicologico.”
“La prima cosa da fare è dare una lettura al foglio dove sono indicati i
contatti. Dato che non le possiamo vedere “de visu”, può essere utile intuire se una persona è più giovane o meno, per la dimestichezza di social ecc. e se straniera, quindi con eventuali difficoltà linguistiche. Ho trovato donne di una certa età di provenienza straniera che non parlando italiano (o quanto meno poco) la telefonata si svolgeva con in genere con figlia/figlio e in questi casi le telefonate erano assai brevi, senza avere il riscontro della diretta interessata.
Mi presento, con un bel “Buongiorno Signora!” dicendo che sono una volontaria dell’A.D.O.D. (credo che dall’altra parte questo non venga subito recepito, ma – immagino – che loro vedendo il numero 0125.414… intuiscano che è dall’A.S.L.).
Non chiedo subito se “parlo la Signora X”, per la questione della diffidenza odierna e del timore che se si dice un “Sì” dall’altra parte si possa essere tratti in inganno con truffe telefoniche – che sono all’ordine del giorno. Dopo questo primo approccio, già si intuisce un po’ come potrà svolgersi la telefonata.
In genere le donne contattate sono state contente della telefonata, ma ognuna è un caso a sé. C’è la telefonata breve e spiccia, che termina dopo poche batture, ma onestamente poche. Con altre è più lunga, con alcune diventa una vera e propria chiacchierata, come tra amiche, con argomenti che spaziano, al di fuori del contesto malattia, in questo caso da me un po’ stimolati avvertendo un bisogno di ciò. Ci sono alcune che si lanciano in dettagliati resoconti di quanto avuto e del decorso, riscontrando la “competenza” che maturano durante il loro percorso, usando termini specifici, specie per i farmaci. Posso
chiedere come si sentono prendendo questi farmaci, ma aggiungo che
NON sono persona qualificata come medico e che se hanno problemi
devono assolutamente fare riferimento al loro medico o all’oncologo
che le ha in cura.
Complessivamente giudico l’esperienza positiva, nonostante i timori iniziali. Un piccolo aiuto in più che possiamo fornire alle donne operate e nel loro percorso post-intervento.”
Relazione d'aiuto allo Screening
“Esperienza in sala d’attesa a Strambino.
Che dire? Ci sono stata più volte, sia per l’accoglienza delle Persone sia per proporre (in ottobre) i nostri gadget.
All’inizio non è stato facile, causa i miei trascorsi: in quella sala ho vissuto momenti di “normale” ansia prima dei controlli, poi l’attesa della diagnosi ed i successivi controlli con, da allora, la paura delle recidive, controlli che continuano ancora oggi e continueranno per anni ed anni.
Però un po’ alla volta mi sono sentita sempre più a mio agio ed utile a chi era presente in sala d’attesa.
Primo approccio? Inizialmente grazie al tè, poi grazie alla cartolina od al pieghevole della nostra Associazione.
Partendo dal presupposto che occorre un pretesto per iniziare il dialogo, il frequente rifiuto del tè mi ha creato – e crea – più disagio, perché mi è difficile iniziare un discorso a seguito di un “No, grazie”.
Invece la frase “Ci conosce come Associazione? ecc. ecc. ecc.”, facilitata dalla consegna di agevole materiale informativo che nessuno rifiuta, si presta meglio ad un inizio di dialogo, che poi seguirà il suo percorso in dipendenza dalla situazione.
Con i gadget? A disagio nel chiedere una piccola offerta in quella situazione che è già di difficoltà, comunque sono un altro modo per iniziare il dialogo, focalizzato su ciò che l’A.D.O.D. fa indipendentemente dal gadget e dall’eventuale offerta.
Momenti bellissimi? Quando sono stata presente, in delegazione, alle inaugurazioni, ad ultimo per l’importante donazione del software CEM. E’ bello far parte di un gruppo che tanto si adopera per, in particolare, le donne del nostro territorio.
Esperienza complessivamente positiva? Assolutamente sì. Mi sento d’aiuto; soprattutto l’Associazione è d’aiuto in vari importanti modi e sono fiera di farne parte.
… E adesso entro allo Screening di Strambino senza ansia, sapendo di incontrare persone con le quali mi fa piacere stare insieme e di poter dare anch’io un piccolo aiuto ai pazienti.
Solo più un po’ di paura prima dei miei controlli, ora tornata “normale”.
“Devo dire che il mio approccio con le pazienti è sempre stato buono e non ho avuto fino ad ora nessuna difficoltà, ho sempre cercato un approccio con discorsi di vario genere tipo il tempo, per poi arrivare a far conoscere la nostra Associazione, raccontando tutte le nostre attività annuali, proponendo che se avessero voluto potevano farne parte anche loro come volontarie.
Mi è capitato anche di trovare due uomini; l’approccio è stato buono sicuramente perché ho trovato due persone collaborative che si sono aperte al dialogo , raccontandomi la loro situazione attuale.
Un’esperienza che mi ha colpita particolarmente, che voglio raccontare, è stata quando ho incontrato una mamma con la figlia che doveva sottoporsi ad una biopsia di controllo. La stessa mi ha chiesto se era possibile accompagnare la propria figlia all’interno dello studio. Successivamente, autorizzata da infermieri e dottore, ha accompagnato E., cercando di tranquillizzarla e confortarla. Infatti lei era molto a suo agio, tranquillamente parlava con il dottore e affrontava serenamente la situazione.
Al momento non riscontro alcuna difficoltà in questa attività”.
“La mia esperienza a Strambino il giovedì è stata abbastanza positiva, compatibilmente con la disponibilità delle pazienti e del loro stato d’animo. Il problema è sorto nelle ultime giornate, causa cambio di programmazione del reparto per assenza del chirurgo. Le pazienti sono poche e spesso poco propense al dialogo.”
NdR: per tal motivo, a breve, si cambierà la calendarizzazione.
“Giovedì a Strambino c’erano tante donne e abbiamo parlato con molte. A mio parere è stato positivo per loro, averle aiutate a passare nel miglior modo possibile l’attesa della visita, anche senza il tè.”